Il primo impatto è disorientante, le dimensioni estraniano, la prima cosa che noto mentre viaggio su un colectivo da Buenos Aires a Rosario è la completa assenza di un orizzonte. La Pampa è infinita e ovunque si cerchi di fermare l'occhio è impossibile trovare un fermo, tutto ruota a 180 gradi..
Poi si alternano alle distese erbose e ai canneti in cui pascolano mandrie di mucche, pecore e cavalli, strani pueblos. Concentrando la vista mi accorgo che sono interamente costruiti su enormi discariche a cielo aperto, talvolta negli ex cortili di impianti industriali abbandonati, ecco il primo approccio con le favelas. Le favelas si trovano in ogni periferia cittadina e nella pampa che separa di solito i grossi centri industriali. Sono abitate prevalentemente da autoctoni, non criollos, quelli che dovrebbero poter disporre della loro terra e che invece noi abbiamo confinato ai limiti dell'umano. Intere famiglie vivono nella spazzatura e si nutrono di questa.
Di nuovo l'assenza di orizzonte, forse ora non solo geografico...
A 20 km da Rosario i grattacieli del centro ancora non si vedono ma il colectivo continua a percorrere la strada dando la precedenza ai carri dei cartoneros che esaminano tutti i cassonetti dei quartieri prendendo oggetti con cui organizzano poi mercati interni.
Ecco, a 15 minuti di bus dal centro spuntano i grattacieli, edifici degli anni '70 in parte decadenti che oggi vengono ristrutturati per dare un aspetto migliore alla città, ma le maschere non nascondono la sostanza.
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